martedì 25 dicembre 2012

IL DOPPIO VOLTO DI BABBO NATALE





Father Christmas e la sua eredità culturale



       Il Macey, autore 25 anni or sono di un interessantissimo libro su Babbo Natale (1), ha messo in risalto la doppia vocazione di questa pre-cristiana figura del folclore di fine anno – o meglio, del Father Christmas anglosassone – verso il Bene ed il Male, partendo dalla figura greco-latina di Crono-Saturno; cui, com’è risaputo, appare omologabile.  Anche se non del tutto.  D’altro canto, egli individua nello zoroastrismo zurvanita iranico un’altra fonte di dualità spinta (non sarebbe giusto, però, parlare di dualismo); che a giudizio del N. avrebbe influenzato il credo giudaico-cristiano, in base a quanto i Manoscritti del Mar Morto sembrerebbero attestare.  Come appunto avviene nella tradizione persiana, perciò, la Suprema Divinità (2) avrebbe generato sia lo Spirito della Luce che lo Spirito delle Tenebre.  Di qui sarebbe derivata, ma personalmente non condividiamo per intero quest’opinione, la tendenza allo sdoppiamento insita nel Cristianesimo fra il lato benefico e malefico della figura di F.C.  Mentre Greci e Latini avrebbero conservato a differenza degl’iranici una visione meno antinomica rispetto ai tempi post-pagani.  Certamente ciò è vero in parte, sennonché lo sdoppiamento fra il volto benefico e quello malefico del nume saturnio-solare lo si ritrova del pari nella stessa tradizione romano-ellenica; e, guardacaso, pure nella corrispondente figura numinosa dell’India, Kâla.  Nonché nelle tradizioni nordico-europee.
       Abbiamo parlato di nume saturnio-solare, non semplicemente di nume saturnio; poiché a differenza di quanto si evince dal mondo greco-romano nel mondo indiano la figura omologa di Savitar, che già alla fine del XIX sec. Kerbaker (3) equiparava a Saviturnus (vecchio nome di Saturno, accanto a Sacturnus), al contrario del figlio Śâni mostra connotazioni tipicamente solari anziché saturnine.  Analoga cosa si potrebbe dire d’altro canto per il Mitra indiano rispetto al Marte latino, cui parrebbe affine sul piano filologico.  Mitra è uno dei 12 Âditya (Soli zodiacali), non il pianeta Marte, chiamato Magala dagl’indú e come tale figlio di Mahâdeva (inteso nel ruolo argenteo di Kala).  Savitar è d’altronde epiteto rigvedico di Sûrya (lat. Sôl, gr. Hêlios), il nome tipico del luminare diurno; ma in India, cosí come in Grecia e a Roma, esistono altre figure solari cicliche quali Yama, Kâla, Indra e Śiva.  Kâla deve esser etimologicamente rapportato a Krónos (4), che Esiodo e gli aedi ellenici hanno sempre ritratto in un’ambivalente funzione: aurea od argentea, ascetica o guerriera.  La prima coincide coll’aspetto di procacciatore di tesori e di stabilità, la seconda colla sua nomea di demolitore e divoratore di figli.  Le stesse prerogative, praticamente, dell’odierno B.N. nelle tradizioni anglo-germaniche.  Come non ricordare a proposito della suddetta nomea di Crono il Kṛṣṇa della Bhagavad Gîtâ, che trasformato in Kala (5) apre la bocca per inghiottire tutti i guerrieri in battaglia?  Anche Kala sa però donare, poiché non è che il Cielo (cfr. col lat.arc. Càelus) nella sua dimensione temporale.  Invece Yama, Indra e Śiva vanno relazionati vicendevolmente alle tre figure latine di Giano, Pico e Fauno.  Da notare che al posto di Crono, nella serie dei Penati menzionati da Virgilio (Aen.- vii.



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69-75 e 265-315) – il membro virile era un simbolo shamanico degli Antenati delle 4 Epoche cicliche – figura Saturno.  Il simulacro fallico del nume era scolpito secondo il vate mantovano in antico cedro, legno non per niente ignifero; fattore questo visibilmente prefigurante l’abete di B.N., la cui veste rossa evidenzia la complementarietà del binomio Sole/ Fuoco.  L’effigie di Saturno teneva in mano ad un tempo la Vite e la Falce (6).
       Ecco espressa in sintesi la sua duplice natura, creativa e dissolutiva (o se si preferisce solar-saturnina), riproposta tardivamente in F.C.  In un affresco romano del Cinquecento, sul soffitto di Palazzo Rucellai (7), ci s’imbatte in un Saturno su Caprone nell’atto di reggere Verga e Fiaccola.  Cambiano gli attributi, ma la sostanza rimane identica.  Il Kala indú, non diversamente dal Crono ellenico e dal Saturno latino, incorpora in sé l’ambiguità della simbologia saturnio-solare; tuttavia fra i Greci ed i Latini il fatto appare poco evidente.  Sapendo che gli uni e gli altri denominavano il pianeta Saturno a vicenda Crono e Saturno, potremmo credere di primo acchito che il nume colla falce a becco di corvo avesse decisamente connotati saturnini; al pari dello Śâni indú, associato al Corvo.  Sennonché, la duplice corrispondenza filologica di Kala con Crono e di Saturno con Savitar testimonia un’eguale corrispondenza del nume greco-latino col Sole.  Corrispondenza che tanto Crono quanto Saturno non hanno perduto, sebbene sia rimasta un po’ occultata dall’altra d’opposta natura legata al pianeta omonimo.  Il pianeta Saturno è il piú esterno orbitalmente del sistema solare e quindi il piú lento nel moto, tanto da costituire unitamente al Sole i limiti estremi dell’Ebdomade planetario, poiché nella concezione tolemaica pure il Sole era considerato un pianeta.  L’associazione Sole-Saturno è comprovata peraltro dall’etimo.  Tanto i termini solari quanto quelli saturnini hanno infatti sr/ sl-; cfr. in proposito il scr. Sûrya col lat.Sâturnus, derivato dal vr. sero, is-sêvi-satum-ere (‘seminare’), che dà immediata ragione della variazione del tema.  In siffatta categoria rientra pure Zurvan, ove la z- equivale germanicamente (cfr. l’aat. zît = tempo) a t-s-,  metatesi consonantica della base originaria *s-t-.  Di qui la duplice connotazione d’ogni figura saturnio-solare, la quale ha accentuato per tutti i motivi sopra riportati o per altri intrinseci allo sviluppo del giudeo-cristianesimo la dualità mitica latente nella propria struttura numinosa.  F.C. non è stato da meno.  Certamente la mentalità giudaica, e di conseguenza quella cristiana, appare piú affine alla mentalità emotiva persiana che non alla greca o all’indiana, maggiormente lineari.  Fra i due antipodi si potrebbero collocare invece da un lato la mentalità praticistica italo-romana e dall’altro quella baltica-slavo, un po’ sentimentale, di cui avremo modo di parlare piú innanzi trattando di Padre Gelo; in mezzo ad esse si potrebbe collocare la mentalità celto-germanica, tendenzialmente piú idealistica.  Delle tre la prima sembra ritualmente vicina al mondo indo-greco, la seconda prossima eticamente al mondo irano-giudaico, mentre la terza è maggiormente eroica e fa storia a sé.



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Genealogia divina di Father Christmas

       F.C. discende, com’è noto, da Father Winter; anche se quest’ultimo è finito purtroppo, dopo la cristianizzazione di tale divinità pagana, a fungere marginalmente da comprimario del primo nella sequenza di accompagnatori che lo circondano durante le feste.  Altri nomi di Padre Inverno sono, in ambiente britannico, i seguenti: Vecchio dell’Inverno (Old Man Winter), Nonno dell’Inverno (Old Father Winter) e Mastro Gelo (Jack Frost).  In Russia è chiamato  invece ‘Nonno Gelo’ (Ded Moroz), sebbene il termine a volte venga inglesizzato in ‘Padre Gelo’, con numerose varianti in altri paesi slavi o baltici.  In Armenia D.M. è interpretato quale ‘Nonno Inverno’.  Anche F.C. era una volta probabilmente Nonno Natale (Old Father Christmas).  Nell’ambito d’un nostro art. prepararto per ‘Hera’ ma poi dirottato altrove (8) avevamo evidenziato tempo fa gli attributi uranico-solari primevi del vegliardo natalizio, particolarmente palesi in D.M. e nei suoi omologhi baltico-slavi.  Donde la successiva trasformazione saturnio-solare, ossia titanica, della medesima.  La seconda ha ereditato dalla prima la non-distinzione fra Luce e Tenebre in senso celeste, tramutandola a poco a poco in una distinzione duale fra Bene e Male.  In seguito, col passaggio graduale da una mitologia titanica settenaria ad una divina tridenaria (fatto riscontabile in ogni tradizione eurasiatica, ad eccezione di quelle shamaniche, che son rimaste ancorate ad un mondo tribale pre-agrario), codesto iato s’è dilatato e la distinzione  accentuatata ancor di piú.  In altre parole, le ambiguità insite nella rappresentazione del signore del cielo stellato fin dapprincipio hanno finito per sdoppiarsi in modo del tutto complementare.  Insomma, il signore d’una primeva non-dualità s’è frammentato in un primo tempo nel demone saturnio-solare ed annuale d’un simbolismo senario planetario bimestrale; ed, in un secondo tempo, ha raddoppiato i proprî accoliti ipostatici nel dio arietino-solare annuale d’un quadro duodenario mensile stellare.  Il montone equinoziale nella rappresentazione natalizia è sostituito solstizialmente dalla capra o dalla renna, giacché è qui esaltata la fonte primaria della vita, non quella della prima umanità.
       In codesta ottica si capisce l’esatto significato in greco del s.n. daímôn, da porre in correlazione al vr. daínûmi ('frantumarsi’).  V’è d’altronde in India un passo upanishadico (B.Â.U.- iii.6) illustrante la nascita dei Deva (Dei) dagli Asura (Titani), analogamente, nei termini d’una fatidica frammentazione.  Cosí si spiega, in rapporto alla suddetta linea genealogica di sviluppo del vegliardo natalizio, la presenza di certi accompagnatori nordici del personaggio quali il Kindleinfressen (‘divoratore di bambini’); nonché l’apparente contrapposizione fra la loro natura gaudente di orchi, senza dubbio demonica, e la normale controparte benevolente di F.C. quale conferitore divino di nascite ed elargitore conseguente di doni.  Il duplice aspetto delle raffigurazioni natalizie è altresí confermato dal doppio ruolo del pianeta Saturno e del luminare diurno, 



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l’antagonista in positivo, anche in astrologia.  Dato che il passaggio del pianeta Saturno sull’Ascendente nel cosmogramma d’una femmina in età fertile, se bene aspettato, presiede alla nascita di prole; se male aspettato, determina per contro la morte prematura d’un feto, o l’impossibilità da parte della femmina a concepire.  Vi è quindi, com’è logico, sempre una corrispondenza fra mitologia e cosmologia.  Sebbene il discorso mitologico sia maggiormente ampio, non limitandosi esclusivamente al cosmo; che trascende, pur basandosi formalmente sui simboli, i quali non sono che contrassegni alludenti in modo criptico ad una determinata situazione fenomenica.  Un cosmo comunque sempre descritto non in stile oleografico, bensí emblematico.  Come ci suggeriscono Macey et al., la vocazione infera di F.C. viene talora accentuata dalla compartecipazione alla festante schiera natalizia d’una coorte di demoni quali il Krampus od il Black Peter, i quali ne rivelano l’arcana essenza di signore dell’inferno.  Giacché la frammentazione di cui s’è detto sopra non s’è fermata col passaggio mitico da Urano a Crono e da Crono a Zeus, ma è continuata via via fino all’ulteriore suddivisione dell’Anno Sacro in 27 o 28 asterismi lunari; presieduti da Orione, divenuto per i giudeo-cristiani l’edificatore della Torre di Babele.  Che è la leggendaria ‘Torre’ se non l’Inferno stesso, come c’insegna la XVI Lama dei Tarocchi?  Ossia, la dispersione susseguente del linguaggio simbolico umano in ulteriori rivoli del flusso temporale.  Donde s’è assistito alla nascita degli stati territoriali, muniti di lingue e fedi differenziate, dei quali è erede la <Babele> odierna.  Il Natale costituisce pertanto un ricordo, al di là del facile consumismo dei regali a profusione in cui è disgraziatamente caduto, della precarietà della vita e della magia dell’esistenza.  Naturalmente è sul piano spirituale, non su quello pratico, che si festeggia il dono della vita a tutti.  Il cristianesimo ha avuto il torto però, introducendo il festeggiamento della nascita del Bambin Gesú e limitando il ruolo del Padre Celeste cioè di Babbo Natale ad una funzione secondaria, di limitare antropocentricamente l’esaltazione del valore divino della Creazione (9); la quale si estendeva in realtà, nell’ottica pagano-tribale d’un tempo che fu, al mondo animale.  Un mondo che risulta del tutto ignorato dalla pratica di fede cristiana, ad eccezione – ma è una misera eccezione – del culto del presepe e di San Francesco.    
       Anche Savitar è esaltato in .V.- v. 82. 9 quale suscitatore di vita.  L’egualitarismo è cosa sciocca proprio perché pone su un unico livello ciò che sta in alto e ciò che sta in basso.  Un  richiamo tuttavia ai Sâturnâlia romani, ove lo schiavo era posto sul medesimo piano del padrone (10), c’indicherà che la parità di dignità interiore fra tutti gli uomini nell’Età Aurea non era soltanto l’idealizzazione di qualche visionario poeta d’una realtà di per sé invisibile.  Secondo quanto vorrebbe assurdamente taluno (11), il quale non fa in tal modo che negare indirettamente la Rivelazione.  E non è certo a vanvera che il Veda ha indicato in un motto assai significativo d’un tema creazionale relativo al mito dell’incesto cosmogonico, ivi utilizzato a conferma e chiusura del nostro 



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discorso, il senso profondo della realtà che ci circonda: «Se quel Divino Seme è caduto, non è caduto invano.»  S’intende, dantescamente, sulla cima dell’Eden…  Come una variante di tal mito comprova.  Per la verità il Natale – lo ripetiamo – non indica tanto la nascita edenica, quanto piuttosto la creazione cosmica, a meno d’interpretare al modo dei Saturnali romani l’inverno quale prima stagione annuale.  In questo caso, è ovvio, i due significati s’assommerebbero con allusione simultanea al duplice Paradiso.  La succitata frase si riferisce all’episodio mitico della castrazione di Prajâpati (il Signore delle Creature, in veste urano-stellare) da parte di Rudra (Apollo-Crono, in veste solar-temporale).  Anche in Grecia l’evirazione d’Orione da parte d’Apollo, che Tilak ha giustamente equiparato oltre un secolo fa a quella rudraica di Prajapati, allude da un lato al ridimensionamento primordiale d’Urano (il Cielo) ad opera di Crono (il Tempo); e dall’altro all’ulteriore trasformazione in senso negativo avvenuta durante l’ultima fase ciclica del mondo, l’Età del Ferro.  Non a caso il mitico cacciatore greco identificasi al leggendario costruttore della Torre di Babele, il cacciatore Nebrod, appunto.   Faccio notare che nel caso d’Urano il Phallus Dei va a cadere nell’oceano [della vita], anziché sul monte paradisiaco, cioè nel cosmo; e che dalla schiuma marina generata nella caduta da quel divino fallo (nel corrispondente mito indiano a cadere è solo il seme) fuoriesce nientemeno che Aphrodîte (da aphrós, spuma e tíktô, generare).  Afrodite Urania raffigura l’Armonia del Cosmo, essendo madre di Eros, l’innocente pargolo fatto ad immagine dell’Amore puro.  Se il prototipo baltico-slavo di F.C. equivale ad Urano <stellato>, la figlia-sposa di questi chiamata Snegurotchka (12) equivale ad Afrodite Urania, la neve avendo nella leggenda natalizia esteuropea analogo significato della spuma delle onde.  A dimostrazione dell’unità spirituale di tutte le tradizioni, che B.N. nel suo specifico incarna cristianamente.        


Iconografia di Babbo Natale

       Siccome derivato da F.W., F.C. ne mantiene quasi strettamente i connotati salienti dal punto di vista iconografico, a parte il mantello; ossia è tratteggiato a mo’ di vecchio dalla lunga barba, accompagnantesi alla Renna o alla Capra.  Il mantello invece rispettivamente nell’uno risulta bianco, azzurro o grigio; nell’altro, alternativamente, verde o rosso.  Indubbiamente hanno ragione coloro che fanno derivare la veste verde dal King Holle (‘Re Agrifoglio’) del folclore celtico, ove questa figura solstizial-invernale veniva ritualmente contrapposta ad un’altra solstizial-estiva, King Oak (‘Re Quercia’), che nelle odierne superstizioni britanniche finisce talora per confondersi col primo.  Sia il mantello verde che quello rosso rimandano infatti al simbolismo saturnio-solare del solstizio d’inverno, in quanto il Sole è ad un tempo propiziatore del nuovo ciclo 



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vegetale e del nuovo corso ascendente annuale; mentre Saturno, simultaneamente, domina la terra arida indurita dall’eccessivo freddo e la legna secca incinerita dal fuoco.  L’opposto accade al solstizio estivo, quando la terra diviene arida a causa dell’eccesso di calore e la vegetazione inizia a soccombere, ma il simbolismo ambivalente non cambia.  Circa la possibile derivazione di F.W. dal corrispondente titano temporale greco-latino, cosa nella quale del resto non crediamo del tutto, occorre dire che essa è comunque mediata da una figura intermedia, quella di Father Time.  Costui è dipinto medievalmente su un Carro trainato da 2 Cervi, che fanno il paio colle 2 Renne di F.C.  Non si tratta tuttavia d’una trasformazione zoomorfica, semmai d’un parallelismo, se è vero che la Renna nel Nordeuropa com’è testimoniato da certi graffiti lapponi fungeva da traghettatrice nell’Aldilà fin dai tempi preistorici.
       Naturalmente il Cervo rimanda a Crono-Saturno (13), essendo i due palchi dell’animale un emblema della duplice fase spiralica temporale, diurna ed annuale, in senso ascendente e discendente.  Col Doppio Cervo o la Doppia Renna i 2 archi sono duplicati, ad includere gli equinozî.  Altri paralleli sono possibili, al di fuori della sfera natalizia.  Ad es. Merlino, descritto o raffigurato talvolta a cavalcioni del Cervo; ciò ci riporta al retroterra celtico, in cui era il cornuto Cernunno a dominare la scena, attorniato sia dal Cervo che dal Toro.  Il Cervo fiancheggia parimenti l’Anxiano nella IX Lama del Tarocco Esoterico ispanico, e cosí via.  In India il Cervo è posto a fianco di Śiva, oltreché di Vâyu.  Il primo, il cui nome ha valore di “fausto”, è il corrispettivo indiano di Fauno-Pan, variante mitica del gigante Orione; il secondo è il corrispettivo indiano di Eolo e, siccome dio dei venti, sta al dio Varua esattamente come Eolo sta ad Urano.  La forma Vâta collega diversamente il nume eolico indiano a Wôden/ Wôdan, che nella sua forma alternativa Gôden – la prima è connessa al Cervo Lunare, la seconda al Toro Solare – è rimasto la divinità dominante degli Anglosassoni.  Tanto che ancor oggi gl’inglesi chiamano God il Dio cristiano.
       In sintesi, il Cervo o la Renna singolarmente od in coppia (nel secondo caso ogni animale tratteggia uno dei 2 corsi del moto solare annuale ed i rispettivi palchi i due quarti nei quali ciascuno di essi è suddiviso) equivalgono ad una Ruota, la Ruota dell’Anno.  Nel caso della Capra, il riferimento è semplicemente al Solstizio Invernale, o meglio al Capricorno, con cui comincia l’anno solare civile.  Abbiamo spiegato in precedenza che non è però questa la veste originaria del simbolo.  Considerando il grigiazzurro Väterchenfrost, mediazione germanica fra il F.W. britannico (ritratto in sembiante scuro oppure biancazzurro e a volte in verde come F.C., ma con corna vegetali) o l’incolore doppione J.F. dalle radici vichinghe ed il D.M. russo colle sue varianti baltico-slave (festeggiato il 7 gennaio), si deduce fin troppo bene come l’attributo primario del nume in questione nella propria parvenza uranica ancestrale debba esser stato nientemeno che una magica Verga ad immagine dell’Axis Mundi.  Tale Verga 



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equivale al Fallo d’Urano, contrassegno della trascendenza del cosmo.  Nella figura uranica manca non a caso il ruminante, e mancava anche in passato logicamente, essendo l’animale emblema della Ruota ossia del Mondo.
       V’è da aggiungere che, rispetto agli omologhi anglo-germanici, in D.M. i travestimenti dai tratti uranici (Verga e Blu Manto da incantatore) appaiono in evidente alternativa a quelli dai tratti titano-solari (Bisaccia dei Doni e Rosso Manto).  In rare occasioni si rinviene persino la Coppa di tipo celto-brahmanico, palesante la primordiale fisionomia da Re Pescatore del nume (14); anche questa ereditata da F.C. in quanto signore dell’abbondanza, prerogativa un tempo di Saturno (sposo di Ops), custode agrario dei tesori del Cielo e della Terra.  Si può allora supporre che al posto del ruminante vi fosse originariamente un pesce, ma già la Verga equivale di per sé al Corno/ Dente del Pesce.  Presente viceversa è l’Arca, che fa dell’ex-Re Pescatore sia un cosmocratore che un traghettatore d’anime nell’Oltremondo.  Come fra i latini la Verga e l’Arca son passate da Giano a Saturno, allo stesso modo è successo colle due differenti versioni del prototipo slavo di F.C.
       Il B.N. nostrano, al confronto, non è che un povero vecchio alquanto rincitrullito che ha perso alfine la stessa veste rosso-solare; in favore d’un nuovo mantello dai bordi bianchi, paragonabile all’ermellino del manto vescovile di San Nicola.  La parvenza ultima di Santa Klaus, cui il nostro B.N. tende sempre piú a rassomigliar per imitazione socio-consumistica del culto americano di provenienza olandese, rafforza pesantemente la parentela nicolina sviando coloro che ingenuamente credono il santo anatolico un precursore dei festeggiamenti natalizî attuali.  E non è vero se non limitatamente.  Giacché F.C., s’è visto, proviene attraverso F.W. da D.M. e la dimora di quest’ultimo va situata nel vago incanto della grande tundra siberiana.  Anche se i bielorussi pongono il loro Dzied Maroz nella Belovezhkaya Pushcha, l’antica terra boscosa al confine colla Polonia; sorta di magica foresta brocenlandese locale, vetusta come quella dove dimorava silenziosamente il silvestre ed eremitico Merlino, festeggiato prima che Sant’Antonio Abbate gli prendesse il posto il 17 gennaio.  Data in ogni caso della nostra nascita tardiva, dovendo per regola nascere il 7 (giorno di D.M.); ma questo è un altro discorso, sebbene casualmente in tema con B.N.
                                                       Manu Akâladâs 
                                                                                                        (pseud. di G.Acerbi)


Note


(1)      S.L. Macey,  Patriarchs of Time- Georgia Un., Atene-Londra 1987.   
(2)    L’ir. Zurvân equivale d’altronde pure etimologicamente cfr. G.Acerbi, Note sullo sfondo cosmologico del Tetramorfo di Ezechiele (Alle pendici del Meru, blog, 17-04-06) a Sâturn-us, desinenza finale a parte, ovviamente.  



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(3)    M.Kerbaker, Saturno-Savitar e la leggenda dell’età dell’oro- Regia Univ., Napoli 1890 (memoria letta all’Acc. d’Arch., Lett. e B.Arti dal socio M.K.). 
(4)    G.Acerbi, Kâlacakra. La Ruota Cosmica,- Univ. “Ca’ Foscari”, Venezia 1985, 2 voll., tesi di laurea, Cap.I sgg.  
(5)    Ac., art.cit., passim.
(6)    Nella letteratura tardo-medievale prevale l’aspetto annichilente e la Falce è affiancata dalla Vanga o dal Rastrello (J.Seznec, La sopravvivenza degli antichi dei. Saggio sul ruolo della tradizione mitologica nella cultura e nell’arte rinascimentaIi- Bollati Boringhieri, Torino 1981,  P.II; Cap. 5. 2 e 5, pp. 184 e 194.
(7)    Ibîd., P.III, Cap. 8.2, p.322, tav.107.
(8)    M.Akâladas,  La vera origine di Babbo Natale- La Gazza Ladra, blog, 22-07-09 sgg (ricicl. su questo blog il 13-1-15, agg.post.).
(9)    Analoga cosa si potrebbe dire della Pasqua quale festa del rinnovo della vita in senso edenico, ove il mistero pre-cristiano della fecondità e della fertilità (insomma, dell’Abbondanza) è messo in secondo piano rispetto a quello della Crocifissione e della Resurrezione  dei Morti.
(10)   Fatto superficialmente additato da certuni come Evola quale “comunismo primitivo” ed in quanto tale repellente, ma già prima di costoro Kerbaker giustamente respingeva il concetto.
(11)   Vedi ad es. quanto dichiara il Bruni in un suo art. on line, in cui assurdamente nega realtà storica alla simbologia edenica.
(12)   Ak., art.cit., passim.
(13)   Il primo termine in greco indica il ‘Cornuto’.
(14)   H.Mriga, Bran, Varuna e Urano: il Re Pescatore, sovrano universale delle acque, nella letteratura indoeuropea- Ritorno al Paradiso Perduto, blog, 22-07-07 (riciclato in questo blog, nel dic. 2014, con nuovo tit.: Il Re Pescatore, sovrano universale delle acque, nella letteratura indoeuropea.  Paralleli fra Bran e Brahma, nonché Varuna e Urano).


Illustrazioni

                     Fig.1- Crono che divora i suoi figli (scult., Mus. del Louvre, Parigi)

 Fig.2- Saturno che divora i suoi figli (F.Goya, pitt., Mus. del Prado, Madrid, XIX sec.)

          Fig.3- Kâla indossante una Collana di Teschî, allusione ai Cicli innumerevoli 
  (altoril., 64 Yoginî tha, ingr.or., Hirapur [distr. di Puri, c/o Bhubaneçwar, Orissa], X sec. d.C.)


                    Fig.4- Savitar, con paramenti solari, su Antilope (ill.pop.cont., India)

   Fig.5- Old  Man Winter in Manto Blu, con Verga e Bisaccia (ill.pop.cont., Regno Unito)

               Fig.6- Father Winter in Manto Marrone, con Verga e Abete (statuetta cont.)

                  Fig.7- Jack Frost in Manto Blu, con Verga ( T.Harts, pitt.cont. )

                   Fig.8-Väterchen Frost, mediatore germanico fra il Nonno Gelo russo
ed il Padre Inverno britannico, con Manto Grigio-blu e Verga (ill.pop.cont.,Germania)

 Fig.9- Ded Moroz in Blu manto, con Verga e Bisaccia dei Doni (ill.pop. cont., Russia)

    Fig.10- Doppelgänger di S.Klaus in forma di divoratore di bambini (Kindleinfresser)
             (dis. popol. natal., dett., The Bettmann Archiv., dat. inc.,  paesi germanici).

 Fig.11- Il Krampus, attendente demonico cornuto di S.K. diffuso nel versante alpino germanico-slavo, qui in sembiante di caprone nell’atto di divorare un bimbo cattivo (ill.pop. cont.)

 Fig.12- L’Uomo Nero (Zwarte Piet, Black Peter ), altro attendente nordico-germanico di S.K., forse una var. del Krampus (cfr. col Kâla indiano)(folcl. cont.)

                                          Fig.13- I Saturnâlia romani

                                       Fig.14- Evirazione di Urano da parte di Crono 
                                 (G.Vasari, affresco, dett., Pal.Vecchio, Firenze, XVI sec.)

                                                       Fig.15- Nebrod (rame, S.Cady).

Fig.16- Ded Moroz con manto celeste ricoperto di stelle, ed in mano Posokh (verga incantatrice di cristallo = axis mundi) e Lunitsa (emblema lunar-mensile), in veste evidente d’uranico signore dell’illusione cosmica (vecchia cart.natal. russa )


                                     Fig.17- Nascita di Venere, attorniata da Amorini 
                                          (A. Cabanel, Mus. del Louvre, Parigi, XIX sec.)

            Fig.18a- Snegurka, in versione-sposa di Ded Moroz (vecchia cart.natal. russa)

 Fig.18b- Snegurotchka, in versione-figlia di D.M., colla slitta trainata da 2 Renne ma guidata dall’Orsa (idem) 


                       Fig.19- Father Christmas in Manto Verde (folcl.cont., R.U.)
 
          Fig.20- Oak King-Winter Solstice con corna arboree (A.Stokes, ill.pop.cont., idem)

 Fig.21- Holly King, associato a Bran, all’Uomo Selvaggio e al Solst. Invernale (id.)

        Fig.22- Oak King, associato a Balder, all’Uomo Verde e al Solst. Estivo (id.)
 
Fig.23- L’alato Father Time, col suo carro trainato da 2 Cervi, è seguito dalla massa popolare in un paesaggio desolato (F.Lippi?, ispir. ai ‘Trionfi’ di F.Petrarca; Il Trionfo del Tempo, XV sec., Coll. J.Murray., Londra)

            Fig.24- Father Christmas (Père Noël) colla slitta trainata da 2 Renne
       (ill.pop.cont., Canadian Illustrated News [Vol.XII, N°26, p.401], 1875, Canada)

Fig.25- Il Capro delle feste natalizie (Yulbock), che secondo le tradizioni nordico-germaniche porta i regali ai bambini trascinando la slitta di F.C. (di tipo Tomte) (quadretto popolare natalizio, dataz.  e proven. incerte)

 Fig.26- La slitta di D.M. trainata da cani e quella di Snegurotcha da una sola Renna  (vecchia cart.natal. russa )


 Fig.27- La Renna che conduce su una slitta funebre le anime nell’Aldilà (Jabmi-aimo)
                    (dipinto su pelle di tamburo, arte tribale, dataz. inc., Lapponia)

                           Fig.28- Merlino prende l’aspetto di cervo (miniatura)

                        Fig.29- Cernunno Bicorne, attorniato da Toro e Cervo
                                (rilievo intagliato, Mus.-Abb. di S.Remy, Reims)

                                                   Fig.30- Il Vegliardo col Cervo
(doppia simbologia saturnio-solare, IX Lama, Arc.Magg., Tarocco esoterico spagnolo)

             Fig.31- Rara immagine di Shiva col Cervo al fianco, anziché l’Antilope 
                        (metallo, Mus. del Kerala, Trivandrum, India, XVI sec. d.C.)

          Fig.32- Vâyu su Antilope, ma piú spesso su Cervo (ill.pop.cont., idem)

 Fig.33- F.C. in Manto Scuro, con Verga e Coppa del l’Abbondanza (folclore cont., R.U.)

 Fig.34- Idem su Caprone, con Cesto dei Doni e Coppa dell’Abbondanza
                                         (ill.pop.natal., XVII-VIII sec., prov. inc.)

 Fig.35- D.M. munito di Coppa dell’Abbondanza (ill.pop.cont., Russia)

 Fig.36- Idem coll’Arca Salvifica primeva di re pescatore, in funzione creatrice cosmogonica o cosmo- lettica di traghettatore d’anime (vecchia cartol.natal. russa)

Fig.37- Id. in Rosso Manto identificato ad una rossa palla dell’Albero di Natale, plastica raffigurazione dell’Arbor Mundi, su cui sono sospese tutte le sfere del cosmo (idem in stile popolare)
 
                                Fig.38- Id. in Rosso Manto a cavallo di cervo  (id.)

     Fig.39- F.C. con Rosso Manto (una tonaca) nell’atto di trasformarsi in S.K. 
                                               (tappetino in cotone, Ep.Cont., Usa)

      Fig.40- Il Vescovo Nicola vestito con abito rosso vescovile, bordato di bianco
                                            (icona ortodossa, Medioevo, Russia)

                                 Fig.41- S.K., con Manto Rosso bordato di bianco 
              (ill. pop.cont. del mondo globalizzato, in chiave consumistico-mercantile)

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